Papira, protagonista di una storia di adozione galgo, sulla sua cuccia rosa

Papira, resilienza allo stato puro

A volte le storie più belle iniziano quasi per caso. Un sabato pomeriggio d’estate, durante la solita spesa al negozio per animali per la tribù bestiale che aspettava a casa, all’ingresso c’era una volontaria impegnata in una raccolta alimentare per un’associazione che salva i levrieri in Spagna.
La curiosità ha fatto il resto. Dopo una bella chiacchierata, sono uscita con un opuscolo tra le mani e con un pensiero che già da tempo mi girava in testa: adottare un altro cagnolino prima che il nostro barboncino Berto, ormai anziano, ci lasciasse. E allora mi sono chiesta: perché non un galgo?
Una volta a casa ho visitato il sito dell’associazione e mi si è aperto davanti un mondo fatto di dolore, abbandono e incredibile voglia di rinascere. Tra tutte le foto e i profili, uno in particolare ha catturato il mio sguardo: una galghetta con un’espressione che sembrava dire “e adesso cosa mi faranno?”, un collarino viola, colore che nemmeno mi piaceva, e un nome che mi convinceva ancora meno: Papira. Però c’era un dettaglio importante: era compatibile con i gatti.
Ho deciso di prendermi qualche giorno per pensarci, immaginando che durante la settimana al mare io e mio marito avremmo riflettuto con calma.
Nel frattempo, però, qualcosa è cambiato. Tornando sul sito dell’associazione, ho visto Papira nella sezione dedicata all’adozione a distanza. Ho sentito una fitta al cuore. Mi sono detta: “Il nome è lo stesso, ma non può essere lei…”.
E invece era proprio lei.
Il suo corpo era martoriato da lesioni cutanee, il suo sguardo ancora più spaventato. Papira aveva sviluppato una grave forma di leishmaniosi.

La decisione

Sono passati circa due mesi e, durante le vacanze, abbiamo preso la nostra decisione: compilare il modulo di adozione.
Poco dopo sono stata contattata da una volontaria e, d’istinto, la prima cosa che ho chiesto sono state proprio le notizie di Papira. Mi ha rassicurata dicendomi che stava molto meglio ed era già tornata nei box insieme agli altri cani. Con grande delicatezza ha anche cercato di orientare il mio interesse verso un altro galgo. Forse avrà pensato che fosse una scelta troppo difficile per una prima adozione.
Ma io avevo già il cuore fermo su quella foto.
Così ho chiesto ancora qualche giorno di tempo per informarmi bene. Papira avrebbe avuto bisogno di controlli semestrali e volevo capire se i veterinari della mia zona fossero preparati a seguire correttamente questa malattia. Alla telefonata successiva avevo quasi convinto anche la volontaria. Mancava solo la visita di preaffido.

L’incontro

Io e Papira ci siamo guardate negli occhi per la prima volta il 1° ottobre 2022.
Il giorno dopo, a casa, le ho detto:
“Papi, questa cosa mi fa paura.”
E lei, con uno sguardo già più sereno, sembrava rispondermi:
“Tranquilla Mami, andrà tutto bene.”
E ancora una volta aveva ragione lei.
Perché al terzo controllo Papira è risultata negativa alla leishmaniosi. E continua ad esserlo da più di due anni.

Una lezione di resilienza

Quella di Papira è una storia di paura, attesa, coraggio e rinascita. È la dimostrazione che dietro uno sguardo spaventato può nascondersi una forza immensa, e che a volte basta qualcuno disposto a credere in quel cuore ferito per cambiare tutto.
Il nome è rimasto. Il collarino viola, invece, no.
E forse è proprio questo il senso più bello dell’adozione: non cancellare ciò che un cane è stato, ma accompagnarlo con amore verso ciò che può finalmente diventare.

Un grazie speciale va a chi ha reso possibile questo incontro e ha creduto in me e in Papira fin dall’inizio.

La storia di Papira è la prova che anche i cuori più feriti possono tornare a fidarsi e rifiorire. Se vuoi conoscere i nostri levrieri in cerca di casa, sostenere l’associazione o scoprire come funziona l’adozione, visita le sezioni dedicate del sito e aiutaci a scrivere nuove storie di rinascita. Chiedici informazioni compilando il Modulo di Adozione