Sul suo passaporto c’era scritto “Arisca”. Un nome che sa di spigoli, di porte chiuse, di chi ha dovuto imparare a respingere il mondo per difendersi da esso. Ma Xisca, nata nel febbraio del 2021 tra le polveri di Huelva, ha deciso che quel nome era solo un vestito troppo stretto, un errore di chi l’ha guardata senza mai vederla davvero.
Ceduta da un galghero insieme a due compagne ormai già adottate, Xisca è rimasta indietro, avvolta nel suo splendido manto tigrato che sembra nascondere i segreti della terra andalusa. La sua diffidenza non è cattiveria; è la memoria di chi ha conosciuto il rumore prima del silenzio, lo sfruttamento prima della carezza.
Xisca non è “arisca”. È una danza lenta che aspetta la sua musica. È quel passo di Sivigliana che si ferma a metà, in attesa che qualcuno le porga la mano con la giusta pazienza. Se le offri tempo, lei ti cercherà per ricevere mimi; se le offri calma, lei trasformerà quel timore in una dedizione assoluta.
Ha un’energia dolce, perfetta per chi sa apprezzare la bellezza della lentezza.
Cammina bene al guinzaglio, con la dignità di chi non deve più scappare da nulla. Xisca sta solo aspettando qualcuno che strappi quel vecchio passaporto e scriva, finalmente, il suo vero nome: Amata.
Non lasciamola essere l’ultima a uscire da quel box. Rendiamo la sua attesa il preludio di una vita finalmente luminosa.